Lobesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.
È una piaga dei paesi industrializzati, ma si sta espandendo anche in quelli in via di sviluppo. Si
tratta di una patologia tipica delle società dette “del benessere”, ovvero della città, a causa della
maggiore sedentarietà. Colpisce tutte le fasce d’età, ma oggigiorno soprattutto i giovani. In Italia,
infatti, i bambini obesi al di sotto dei 14 anni sono il 30%, anche perché molti di loro trascorrono
molte ore davanti alla televisione o al computer. La sedentarietà diventa perciò uno stile di vita!


Le cause dell’obesità sono molteplici:
  • Fattori genetici ereditari, come il diabete;
  • Personalità fragili con poca autostima che spingono i ragazzi a trovare nel cibo uno sfogo ai loro problemi;
  • Cattive abitudini alimentari;
  • Mancanza di un esercizio fisico adeguato;
  • Questione di ormoni. Da un esperimento sui ratti emerse la presenza di alcuni ormoni che regolano l’appetito, uno di questi è la leptina. L’uomo dopo i pasti produce questo ormone per eliminare il senso di appetito e prevenire l’iperalimentazione, perciò le persone affette da una carenza di leptina sono più soggette a diventare obese. Tuttavia solo un modesto numero di persone obese ha questa carenza genetica e paradossalmente gli individui obesi hanno un livello elevato di ormoni che sopprimono l’appetito, insulina inclusa.
  • Iperalimentazione edonica, ovvero mangiare per piacere e per una propria gratificazione. Mangiare edonico diventa una dipendenza. La conseguenza principale di questa patologia è l’alterazione del proprio comportamento, fino ad arrivare alla depressione. Le alterazioni comportamentali sono senz'altro legate all’emarginazione, dovuta principalmente alla derisione di cui spesso sono fatti oggetto le persone obese.
Come combattere l'obesità:
  • Svolgere attività fisica;
  • Seguire una dieta stabilita dal nutrizionista e non “fai-da-te”;
  • Aumento dell’autostima ottenuto attraverso interventi di natura psicologica;
  • La ferma volontà personale di cambiare stile di vita; per ottenere risultati permanenti è richiesto tempo e costanza. Di miracoloso e immediato non esiste nulla!
Anche se scopriremo che l’obesità è una dipendenza e avremo farmaci per curarla, gli obesi
dovranno lottare contro cause ambientali di ricaduta.

Testimonianza:
 《Piogge di insulti e gesti violenti dal bullo di turno i bambini obesi le vivono tutti i giorni. Io l’ho sperimentato sulla mia pelle. Sono comportamenti che derivano dall’educazione ricevuta, da una cultura sbagliata e piena di pregiudizi. Il problema dell’obesità viene vissuto anche dagli adulti non come una malattia ma come una cosa da deridere, su cui scherzare con troppa leggerezza. La cosa peggiore è che chi si permette di insultare e di essere violento contro chi ha dei chili di troppo viene anche giustificato dai genitori. E’ inaccettabile: tutto questo non finirà finché non si cambia proprio la cultura, la visione dell’obeso. Non sono casi isolati, non sono giochi finiti male. Io alle medie venivo continuamente presa in giro, la ragazza grassa è sempre nel mirino, è brutta e basta. E non c’è limite. Arrivavano a tirarmi addosso anche il cancellino per la lavagna. Gli obesi vengono visti cosi. Non si guarda in faccia l’età. Tutti pensano: “Se l’è cercata perché mangia troppo”. Io non dimenticherò mai. Da ragazzina a scuola di judo mi hanno dovuto dare il kimono degli adulti perché le taglie per la mia età non mi entravano. Tutti se ne accorgevano dalle cuciture, mi stava male, un marchio per la mia diversità. Ironie continue, persino dai maestri. Il problema è che quando si scherza sul grasso, anche se in modo velato, è sempre doloroso specie per un bambino. La reazione è nascondersi. Io sono arrivata al punto di camminare rasente ai muri, di cambiare strada per non incrociare i miei coetanei, per paura di essere insultata. Ma sono gli adulti che devono per primi insegnare ai figli il rispetto e il riconoscimento di una malattia, come lo è l’anoressia. Non si può torturare unapersona con un problema. Ma l’obesità per tutti è una debolezza, il ciccione non ispiracomprensione. Dopo la diagnosi del diabete ero dimagrita, ma poi ho ripreso chili.Mangiavo di tutto h24 e il cibo era un’ossessione. Cosi ho superato la soglia dei 100, non avevo più voglia di fare niente. Vacanze e viaggi? Banditi. Anche passeggiare eraimpossibile perché mi facevano male le caviglie. La svolta per me è stata l’interventorestrittivo dello stomaco. Oggi mi sento una farfalla. I dolori e la fame insaziabile sono solo un ricordo, ma la mia battaglia durerà tutta la vita.
Questa è la testimonianza di Denise Migliore, 30 anni, ex obesa ancora oggi in lotta con la
bilancia.